Una proposta di welfare solidale

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E’ esperienza comune di chiunque viva una condizione di “fragilità” (anziani, malati, disabili, ecc.), la fatica  che costa organizzare servizi necessari per la propria vita e ad usufruirne.  In teoria a Milano si può trovare qualsiasi servizio di cui una persona può avere bisogno per la sua salute o per la vita sociale; in pratica la complessità della città o il loro costo li rende  indisponibili o difficilmente raggiungibili per una fascia crescente di popolazione che, se non c’è una famiglia che l’aiuta, ne rimane inevitabilmente priva.

Il progressivo ridimensionamento dell’intervento pubblico sempre più sostituito da realtà del terzo settore o dal servizio privato, l’incremento della popolazione che vive una qualche “fragilità” personale o famigliare, il venir meno del reddito da lavoro in una quota crescente di famiglie milanesi non può che far prefigurare un incremento progressivo del disagio sociale e l’isolamento di chi vive questa condizione.

Sappiamo che, nonostante la crisi, Milano non è una città “povera”; e a Milano il 30% della popolazione è composta di “anziani”.  Molti di loro e le loro famiglie sono in grado di sostenere costi moderati di servizi concepiti e organizzati in una logica solidale e non speculativa; servizi che mettono la “persona” con le sue fragilità e i suoi bisogni al centro di un’attività organizzata in modo tale da renderli economicamente sostenibili. Ciò sarebbe possibile proponendosi di riempire i vuoti da colmare coniugando le sensibilità e relazioni sociali del volontariato con la competenza e continuità organizzativa di operatori  professionali; e naturalmente finalizzando al meglio l’utilizzo dei servizi esistenti.  Quali ? L’esperienza di ciascuno potrebbe suggerire le risposte (dall’aiuto domiciliare alla badante, dall’accompagnamento alla fruizione dei servizi sanitari, dall’organizzazione del tempo libero alla formazione digitale, ecc) ma sarebbe un esercizio fine a se stesso in mancanza di un’analisi della domanda proveniente dal nostro territorio.

Un fatto è certo: un progetto del genere, se realizzato, sarebbe certamente funzionale a due obiettivi: migliorare la qualità della vita di un certo numero di persone e produrre nuove opportunità occupazionali. 

Milano è una grande città; e quindi un’attività che suonerebbe sostanzialmente nuova nell’ambito del nostro decanato non farebbe che ripetere percorsi già compiuti da altri in altre zone della città.  Potremmo quindi utilizzare la loro esperienza, e magari anche la loro collaborazione, per compiere passi corrispondenti alle nostre forze con la gradualità necessaria. 

Un esempio in tal senso sono i punti di prossimità del Progetto Margherita, concepito a sostegno della popolazione anziana.  Un progetto sviluppato da Caritas in base alla collaborazione di Cooperative sociali del proprio “sistema” (Cooperativa Bethlem e Fondazione Aquilone) .  

È un’esperienza che non nasce dal nulla, perchè si propone di dare continuità e ampliare servizi già esistenti sul territorio in alcuni quartieri delle Zone 3 ,8 e 9. Il nome  scelto per questo progetto è Margherita, proprio perché l’aiuto si esprime nel territorio attorno alle persone che hanno bisogno,  Sono stati messi a sistema i punti di prossimità che già operavano sul territorio (Il Cortile, lo Spazio Bethlem, La Tenda)e che avevano differenze in termini di stile di servizio e di metodologia di lavoro. L’obiettivo è stato quello di uniformare e dare un valore aggiunto a ciò che già esisteva organizzando una rete di servizi condivisa.

Per saperne di più:  il Progetto Margherita

Volendone approfondire le possibilità ai nostri fini abbiamo avviato il dialogo con chi in Caritas lo sta coordinando.   Franca Carminati, responsabile anziani della Caritas, alla domanda  “Chi ci lavora?” risponde così : “Volontari e operatori. Se infatti il volontario può fare molto, sono indispensabili anche le competenze specifiche. La presenza di operatori professionali, inoltre, permette di dare continuità all’iniziativa.

In che cosa consistono i servizi offerti?
C’è innanzitutto un’attività di accoglienza. Quanti ne hanno bisogno possono contare su un servizio di informazioni e di orientamento, che permette loro esprimere il proprio bisogno e di essere aiutati nel modo giusto. I punti di prossimità si rivolgono sia alle persone anziane, sia alle loro famiglie, perché sappiamo che spesso anche i figli, divisi tra famiglia e lavoro, hanno bisogno di aiuto per prendersi cura degli anziani. Ci sono servizi a domicilio, dai pasti alla consegna dei farmaci, fino agli interventi di manutenzione e pulizie domestiche. E servizi di prossimità con volontari che accompagnano gli anziani alle visite mediche, attività di gruppo, momenti di socializzazione e corsi, tra cui teatro e computer, a seconda delle richieste e delle possibilità dei diversi punti di prossimità.

Un’esperienza che è nostra intenzione approfondire.

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